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Torre Colimena, il paradosso del porticciolo: area protetta da tutelare o bacino per gli scarichi di reflui?

Redazione
27 set
Tempo di lettura: 2 min

Progetti contestati, divieti, dubbi e contraddizioni sul futuro turistico di una delle aree più delicate della costa manduriana. Il porticciolo naturale di Torre Colimena, tra gli angoli più suggestivi della costa manduriana, torna al centro del dibattito pubblico. Un’area di straordinario valore paesaggistico e ambientale che da anni divide politica, cittadini e associazioni tra progetti di valorizzazione, vincoli di tutela e questioni legate alla gestione delle acque reflue. Uno dei temi più controversi riguarda ormai da tempo il nuovo depuratore consortile destinato a Manduria e Sava, realizzato in località Urmo Belsito. Tra le soluzioni previste per il recapito delle acque trattate figura anche uno scarico complementare o di (emergenza) in un canale naturale collegato al bacino di Torre Colimena. Secondo la documentazione regionale, il sistema dovrebbe essere utilizzato soltanto in condizioni eccezionali, come guasti agli impianti, forti precipitazioni o portate superiori alla capacità ordinaria. Proprio questa previsione ha suscitato dubbi e preoccupazioni. Il bacino è infatti collegato direttamente al mare e ricade in un contesto sottoposto a tutela ambientale. Il timore espresso da cittadini e associazioni è che una soluzione concepita come emergenziale possa diventare nel tempo una pratica ricorrente, con possibili effetti sull’ecosistema, sulla qualità delle acque e sull’immagine turistica del territorio. Alle perplessità si aggiungono quelle relative alle trincee drenanti previste in contrada Masseria della Marina, a San Pietro in Bevagna, dove le acque depurate dovrebbero essere restituite al suolo per favorire la ricarica della falda. Anche in questo caso non sono mancate contestazioni per la vicinanza a zone agricole, costiere e di elevato pregio naturalistico. Parallelamente resta sullo sfondo il progetto di un porto turistico nella baia di Torre Colimena, più volte indicato come possibile occasione di sviluppo economico ma contrastato dalla precedente amministrazione comunale. In una intervista a Reteuno Network, l’allora sindaco Pecoraro giustificò il proprio no ricordando che l’area ricade in un sito di interesse comunitario e, come tale, da considerarsi intoccabile. Ed è proprio qui che emerge la questione centrale. Se la tutela ambientale impedisce la realizzazione di un approdo turistico, come può essere considerata compatibile l’ipotesi di uno scarico, seppur emergenziale, nello stesso sistema naturale? La salvaguardia di un’area protetta dovrebbe seguire criteri coerenti e uniformi, indipendentemente dalla natura dell’intervento. Il confronto non può limitarsi a un semplice “porto sì” o “porto no”. Ciò che serve è chiarezza. Quali attività sono davvero compatibili con la conservazione della baia? Con quali parametri si stabilisce che un’opera sia ammissibile e un’altra no? Torre Colimena non può diventare il simbolo di decisioni a doppio binario. Servono trasparenza, dati verificabili, controlli indipendenti e una visione complessiva che tenga insieme ambiente, salute, turismo e sviluppo. Solo così una delle perle più preziose della costa manduriana potrà trasformare le proprie potenzialità in una prospettiva concreta e sostenibile di crescita.

 Gianluca Ceresio

 
 
 

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