Operazione "Core": chiesto il processo per 43 indagati tra armi, droga e riti mafiosi

Squinzano: La Direzione distrettuale antimafia di Lecce ha chiesto il rinvio a giudizio per 43 persone coinvolte nell’inchiesta “Core”, che ha ricostruito gli assetti criminali riconducibili al clan Guadadiello, attivo nel Nord Salento. Una posizione è stata stralciata, mentre uno degli imputati, Francesco Morelli, 31 anni, di Squinzano, ha avviato una collaborazione con la giustizia. L’istanza è stata formulata dalla pm della Dda di Lecce, Giovanna Cannarile e l’udienza preliminare è fissata per il 25 novembre nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, davanti alla giudice del Tribunale di Lecce Luana Loscanna. Le dichiarazioni di Morelli, attualmente coperte da omissis, saranno depositate a ridosso dell’udienza. Già nota, invece, una parte del suo racconto agli inquirenti, nella quale vengono chiamati in causa tre uomini coinvolti nell’inchiesta “Escape”, già approdata alla fase processuale. Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione di armi da guerra e incendio. L’indagine, sfociata il 26 maggio scorso in 30 arresti, ha acceso i riflettori su una frangia della Sacra Corona Unita operante tra Squinzano, Trepuzzi, Campi Salentina e Torchiarolo, con ramificazioni anche nel Brindisino. Gli investigatori avrebbero ricostruito l’evoluzione del gruppo, inizialmente guidato da Luigi Guadadiello e successivamente, dopo il suo omicidio, dal fratello Antonio, detto “Roberto”. Secondo l’accusa, la consorteria avrebbe consolidato il proprio potere facendo leva non soltanto sul vincolo associativo, ma anche sulla reputazione criminale della famiglia Guadadiello. Il nome dell’operazione, “Core”, richiama una parola del dialetto salentino, utilizzata frequentemente dai presunti sodali come appellativo affettuoso per chiamarsi, salutarsi e rassicurarsi a vicenda.




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