Taranto non si ferma: presidi a oltranza e fuochi nella notte per gli operai dell'ex Ilva

La notte è stata lunga, fredda e segnata dalla disperazione, ma i lavoratori dell'ex Ilva di Taranto non hanno arretrato di un solo passo. Hanno sfidato l'umidità e il gelo delle ore notturne accendendo fuochi improvvisati con pezzi di legno accatastati direttamente sull'asfalto, un modo disperato per trovare un minimo di riparo e scaldarsi lungo le strade. I presidi, allestiti fin dalla mattinata di ieri, non sono stati abbandonati nemmeno per un attimo da operai e delegati sindacali, determinati a difendere il proprio futuro occupazionale. Le proteste stanno bloccando le principali arterie di collegamento alle porte della città: la strada statale 7, che collega Massafra a Taranto, e la statale 106, che unisce Metaponto a Reggio Calabria. Quella che era nata come un'agitazione sindacale limitata a 24 ore si è trasformata rapidamente in una mobilitazione a oltranza, una decisione condivisa dall'assemblea plenaria dei lavoratori e dalle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb. La protesta è andata avanti senza sosta per tutta la notte e prosegue con la stessa intensità anche in queste ore mattutine. I lavoratori chiedono risposte concrete e immediate: lo sciopero continuerà a oltranza fino a quando il Governo non convocherà ufficialmente il nuovo tavolo di crisi richiesto a gran voce per il rilancio dello stabilimento siderurgico. Nel frattempo, sul fronte istituzionale locale, la Regione Puglia ha mosso i primi passi convocando una riunione d'urgenza per la mattinata di giovedì, ma la tensione resta altissima in attesa di segnali da Roma.
Gianluca Ceresio




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