TARANTO, EX ILVA : LE DICHIARAZIONI DEL SEGRETARIO UILM VITO PASTORE PUNTANO IL DITO SU ASPETTI CRUCIALI ED ANNOSI

Le battute finali sul caso ex Ilva, producono un forte senso di angoscia ed abbandono tra gli operai. Queste le dichiarazioni del segretario UILM, Vito Pastore: “La situazione dell'Ilva, in questo momento e dopo il decreto che è stato varato ieri, prevede solo cassa integrazione per migliaia di lavoratori, perchè l'azienda è in attesa della sentenza della decisione sul ricorso alla Cassazione per capire poi come dovrà gestire la fase inerente allo spegnimento di tutta l'area a caldo. Nell’ incertezza totale, l'unica cosa certa, è questo decreto varato per mettere in sicurezza i lavoratori, attraverso questo ammortizzatore sociale. Accettabile sino ad un certo punto perché, naturalmente, non è questa la soluzione a cui la Uilm auspica. La nostra presenza a Palazzo Chigi il 16 settembre ed anche la settimana scorsa, ha preteso la messa sì in sicurezza dei lavoratori, ma con la richiesta di una legge speciale che preveda la possibilità di usufruire di benefici previdenziali, così come è avvenuto in passato con la legge sull'amianto o sul prepensionamento nel '95 e nel 2003. Abbiamo chiesto di mettere sul tavolo anche degli incentivi all'estero per quelle persone che sono all’estero e che da tanti anni sono in cassa integrazione. Per un senso di dignità, vanno tutelate”. Il segretario Vito Pastore, si sofferma poi su di un altro aspetto cruciale che riguarda il lavoro pratico all’interno dello stabilimento: “Un futuro produttivo basato su di un piano di decarbonizzazione che il governo ci prospetta da 14 anni, ma senza riscontro, è l'unica strada per poter dare una continuità produttiva allo stabilimento. Scenderebbero i livelli di occupazione ma, all'interno, potrebbero essere confermati i ragazzi, quelli un po' più giovani che non possono usufruire delle prime due opzioni citate precedentemente. Inoltre, c’è il problema appalto che è l'anello più debole della vicenda. Esso purtroppo è legato alle attività dell'area a caldo e, vedendosi sfumare la continuità produttiva del ciclo integrale, si troverebbe con 2.500 e 4.000 persone fuori da soluzioni che riguardano anche loro. La situazione è articolata, davanti ad una condizione di narrazioni di progetti industriali che, nella realtà, non hanno mai trovato un riscontro pratico”. Diretta e carica di responsabilità sindacale, la dichiarazione del segretario che evidenzia la totale uniformità di pensiero e proposta con le altre quatto organizzazioni. Lo stesso, verte su di un altro aspetto importante, che riguarda la solidarietà: “Da tre giorni siamo in presidio e continueremo fino a quando non ci daranno le risposte sulle questioni che noi abbiamo portato in sede ministeriale. Anche gli scioperi continueranno, con i lavoratori che sono per le strade, stremati. Ad una situazione esplosiva, si aggiunge il rammarico di notare e prendere atto che mentre a Genova c'è un sindaco che sostiene i lavoratori, qui a Taranto, il primo cittadino non pensa neanche di portare dei riflettori per passare la notte con un raggio di luce artificiale. Siamo in strada al buio totale, abbandonati da una politica che avrebbe, e potrebbe, trovare soluzioni. Altro nervo scoperto in questa situazione, è la reazione della città che continua a demonizzare i lavoratori come se fossero degli assassini e questo ferisce perché il problema è collettivo, ha bisogno di una soluzione senza doversi districare e scegliere ancora tra diritto alla salute e diritto al lavoro”.
Nardelli Francesca Rita




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