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REATO DI FEMMINICIDIO: LA PROPOSTA DI LEGGE “NOEMI DURINI” APPRODA IN PARLAMENTO

Redazione
20 set
Tempo di lettura: 3 min

E’ ad un buon punto, nella sua evoluzione, la proposta di legge che porta il nome di “Noemi Durini” e che prevede l’abolizione dei permessi premio per i reati di femminicidio: la sua discussione in Parlamento verrà presentata dal deputato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Sostenuta da una raccolta di firme pari a 30 mila, la proposta evidenzia quanta disparità ci sia tra la cruda realtà di una quotidianità che parla ancora di vite di donne spezzate, e ciò che la legge permette, ossia una parvenza di giustizia che offende non solo le vittime ma soprattutto i familiari che dovranno fare i conti con una vita di solo dolore e ricordi. Imma Rizzo, mamma di Noemi e Valentina Presicce, l’avvocata che la sostiene con determinazione e fermezza, sono le due donne che, credendo fortemente in una giustizia vera e sana, portano avanti una battaglia di civiltà, pensata per impedire la concessione di permessi premio e benefici penitenziari nei confronti di chi, invece, non dovrebbe assolutamente usufruire di “premi”. Anche se sono stati fatti dei passi in avanti circa il riconoscimento del reato di femminicidio, molto c’è ancora da lavorare sul piano della cultura sociale e la proposta, depositata in Cassazione il 24 febbraio, racchiude un principio fondamentale che è quello della volontà di tutelare la collettività evidenziando la pericolosità sociale di chi si macchia di tale reato: l’obiettivo, pertanto, è rendere il femminicidio un reato ostativo per l’accesso ai benefici penitenziari. Rispettosa soddisfazione da parte dell’avvocata Presicce che, nonostante riconosca come la strada sia ancora in salita, commenta il primo traguardo raggiunto: "Ho deciso di scrivere la proposta di legge di iniziativa popolare, “Noemi Durini”  dopo la lettura di quasi 200 pagine di permessi premio concessi a Lucio Marzo, assassino di Noemi. Non è solo un atto formale, è un urlo di dolore, è una richiesta di GIUSTIZIA, è una battaglia di civiltà, per Noemi, per tutte le donne uccise, per tutte le famiglie spezzate e per una intera società che non può tollerare l'impunità’. La proposta intende dare voce a tantissimi cittadini ormai esasperati, sconfortati e stanchi di un Sistema che sembra tutelare gli assassini e non le vittime di femminicidio. Ci troviamo di fronte ai familiari delle vittime che vivono il VERO ERGASTOLO del dolore, e gli assassini liberi dopo pochi anni, proprio come è accaduto a Lucio Marzo condannato a 18 anni e 8 mesi per omicidio volontario, premeditato e pluriaggravato, libero, grazie ai permessi premio, dopo tre anni dal femminicidio di Noemi e dopo un anno dalla sentenza di condanna definitiva. Benefici, inoltre, concessi ad un soggetto evidentemente pericoloso per la società. I permessi premio sono stati concessi sulla base di valutazioni considerate positive, ma i fatti hanno raccontato e raccontano tutt’ altro!”.  Dura la linea dell’avvocata Presicce che ricorda come, durante uno dei permessi, nel 2023, Lucio Marzo sia stato anche fermato ubriaco alla guida e che questi premi gli permottono di partecipare  alle partite del Cagliari, di frequentare una ragazza, gli concedono la possibilità di recarsi alle urne per votare nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. Pertanto, cercando di tradurre il dolore dei familiari in un atto concreto, chiede non vendetta ma giustizia incrementando la sua attività con l’elaborazione, nel mese di maggio 2026, di un’ulteriore proposta di legge, questa volta indirizzata alla Regione Puglia: l’istituzione della figura del Garante Regionale per la tutela delle vittime di reato e dei familiari delle vittime. “Tale Figura è prevista solo per la tutela dei diritti delle persone private della libertà ma non e’ prevista per la tutela delle vittime di reato creando così una disparità di trattamento tra autore di reato e vittima. Le famiglie, colpite da delitti efferati, si trovano paradossalmente ad affrontare non soltanto il trauma irreversibile della perdita, ma anche il peso psicologico derivante dalla concessione di benefici penitenziari, permessi premio e misure alternative nei confronti degli autori dei reati. Con l'istituzione della Figura del Garante delle vittime di reato, la tutela delle vittime e dei familiari può iniziare proprio da base Regionale. La violenza, in ogni sua forma, è sempre un fallimento che riguarda tutti Noi che abbiamo il compito di pretendere che chi uccide paghi fino in fondo”.  Se il diritto alla vita, anche se non menzionato in modo esplicito nella Costituzione Italiana, è considerato un diritto inviolabile ed un valore fondamentale ricavato da una lettura combinata di alcuni articoli della Carta come il 2, il 27 ed il 32, altrettanto importante è tutelarne il ricordo di chi, per mano altrui, non può più godere dell’amore dei propri cari.              

  Francesca Rita Nardelli

 

 
 
 

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