Morte dell’agente penitenziario di 37 anni: la Procura blocca i funerali, si valuta l'autopsia

È stata posta sotto sequestro la salma dell’agente di polizia penitenziaria di 37 anni trovato morto ieri, 12 ottobre, nella pineta di Sant’Antonio alla Macchia, tra San Pancrazio Salentino ed Erchie. La decisione della Procura, guidata dal Pm Sofia Putignani, ha rinviato i funerali previsti per domani e apre alla possibilità di un’autopsia, necessaria a chiarire le circostanze della morte. L’uomo, in servizio presso la casa circondariale di Borgo San Nicola di Lecce, marito e padre di un bambino, è stato rinvenuto da alcuni cercatori di funghi, che hanno notato la sua auto nell’area boschiva. I sanitari del 118 hanno constatato il decesso, quindi, accanto al corpo è stata trovata la pistola d’ordinanza. Indagano i carabinieri, mentre il medico legale Domenico Urso, nominato dalla Procura, ha effettuato i primi accertamenti. Intanto, Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria chiede «verità sulla vicenda». Il segretario nazionale Federico Pilagatti ricorda l’agente come «un ragazzo generoso, profondamente legato alla famiglia, che lascia «un vuoto incolmabile tra i suoi cari e chi lo conosceva». Per rispetto della sua memoria, il sindacato esorta a non alimentare sospetti o giudizi affrettati sulla questione professionale che lo aveva preoccupato negli ultimi tempi. Qualche settimana prima della tragedia, l’agente si era rivolto a Pilagatti per un consiglio su una vicenda di servizio. «Avevo cercato di rassicurarlo garantendogli ascolto, vicinanza e sostegno, sottolinea il segretario, secondo cui il 37enne era stato ascoltato proprio il giorno precedente la morte. La richiesta del Sappe è comunque chiara: verità, trasparenza e accertamento di ogni eventuale responsabilità. L’Amministrazione penitenziaria, conclude il sindacato, deve dare risposte concrete alle criticità segnalate e dimostrare che la tutela del personale è una priorità reale. «Per la sua famiglia e per tutti i colleghi che continuano a svolgere il proprio servizio tra mille difficoltà, chiediamo che questa tragedia non cada nel silenzio - conclude Pilagatti - la verità è un dovere, la tutela del personale una responsabilità».
La Redazione




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