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Meno parcheggi a strisce blu e più alberi, la svolta ecologica di cui Manduria ha bisogno

Redazione
7 ott
Tempo di lettura: 2 min

Gli alberi rappresentano una delle tecnologie più semplici, economiche ed efficaci per contrastare il riscaldamento globale. Non servono slogan o infografiche patinate: bastano scelte concrete, dati e una diversa visione dello spazio urbano. Eppure, a Manduria, sembra essersi affermata un’altra priorità cromatica: il blu. A sottolinearlo è il dirigente scolastico Antonio Libardi, attento osservatore delle dinamiche locali, secondo il quale la città avrebbe ormai “un’identità cromatica chiarissima, il blu”. C’è innanzitutto il blu delle Bandiere Blu assegnate dalla FEE alle marine del territorio, da San Pietro in Bevagna a Torre Colimena, passando per Borraco. Poi c’è il blu, più istituzionale, della Bandiera Azzurra, riconoscimento rivolto ai Comuni che promuovono l’attività motoria all’aria aperta. Ma, secondo Libardi, esiste un altro blu, molto più concreto e urbano: quello delle strisce dei parcheggi a pagamento. Strisce che sembrano moltiplicarsi in piazze, slarghi e spazi urbani, fino ad interessare, in alcuni casi, aree verdi residue e superfici che potrebbero avere una diversa destinazione. “Il paradosso – osserva il dirigente scolastico – è quello di una città che si presenta come attenta all’ambiente, valorizzando certificazioni e riconoscimenti legati alla sostenibilità, ma che rischia di privilegiare il grigio dell’asfalto e il blu delle aree di sosta”. La domanda, allora, diventa inevitabile: che cosa significa davvero “pensare green”? Non significa soltanto colorare di blu i parcheggi o moltiplicare divieti e aree regolamentate. Significa piantare alberi, mettere a dimora siepi, recuperare aree degradate, creare ombra e restituire ai cittadini spazi vivibili e respirabili. In altre parole, non soltanto luoghi in cui parcheggiare, ma spazi in cui stare. La questione, precisa Libardi, non è estetica: le aree urbane ricche di vegetazione possono registrare temperature sensibilmente inferiori rispetto alle superfici cementificate e asfaltate, grazie all’ombra, all’evapotraspirazione e alla riduzione dell’isola di calore urbana. Il verde diventa così uno strumento concreto di adattamento ai cambiamenti climatici, oltre che di tutela della salute e della qualità della vita. “Per Manduria – rimarca Libardi – la sfida potrebbe essere trasformare il rapporto con il verde da elemento ornamentale a scelta strategica”. Anche perché il riferimento potrebbe essere già scritto nei colori dell’identità cittadina: il bianco e il verde, che in questa prospettiva non sarebbero una semplice decorazione, ma una vocazione. Significherebbe scegliere una direzione per una comunità che vuole parlare davvero di futuro, resilienza e cura del territorio. Manduria può continuare a essere una città “blu”, valorizzando il mare e le proprie certificazioni. Ma, per Libardi, sarebbe il momento di diventare anche, e soprattutto, più verde. Perché le certificazioni raccontano ciò che una città è; le scelte quotidiane raccontano ciò che vuole diventare. E forse il vero blu da proteggere non è quello delle strisce sull’asfalto, ma quello del cielo sopra gli alberi.

La Redazione

 
 
 

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