Manduria, tra eccellenze e veleni: la vergogna delle discariche e la beffa della Tari al 100%
Fino a quando si pretenderà di nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi? È ora di finirla con le ipocrisie e guardare in faccia una realtà a dir poco drammatica. Manduria, la terra che tutto il mondo invidia per il vino Primitivo e il patrimonio delle Mura Messapiche, è stata ridotta a una pattumiera. Costretta a subire la presenza asfissiante di ben due discariche e di un impianto di compostaggio di rifiuti organici. Un insulto al territorio a cui si aggiunge un vero e proprio schiaffo economico, in quanto, i cittadini sono costretti a pagare la Tari al 100%, esattamente come chi risiede nei Comuni che qui vengono solo a scaricare i rifiuti. Oltre al danno ambientale e ai miasmi insostenibili, la beffa di essere tassati al massimo. Una situazione intollerabile che dimostra come il passato non abbia insegnato assolutamente nulla. Il disastro della discarica “Li Cicci”, abusata e sovraccaricata fino all’inverosimile all’inizio degli anni 2000, gridava vendetta. Oggi raccogliamo i frutti avvelenati di quella gestione, con una messa in sicurezza che non si riesce a completare e che continua a dilapidare fiumi di denaro pubblico. La storia di “Li Cicci” è un calvario amministrativo e giudiziario scandaloso. Chiusa nel 2004 per via del conclamato inquinamento della falda acquifera, dove le analisi dell’Arpa Puglia scovarono veleni come metalli pesanti e idrocarburi aromatici policiclici, ha dato vita a un procedimento penale sulle responsabilità che, tanto per cambiare, è rimasto inevaso.Nel corso degli anni abbiamo assistito a una sfilata di tentativi di rimedio, tutti falliti miseramente. È emblematica la deliberazione n. 82 del 16 agosto 2012 firmata dall’allora commissario straordinario Aldo Lombardo di un programma preliminare (redatto da Advenco Ingegneria Srl e finanziato con fondi europei FESR 2007/2013) con un budget monstre di 1,4 milioni di euro netti. Soldi che dovevano servire per impermeabilizzazione, captazione dei percolati e ripristino. Risultato? Tutto bloccato e arenato tra varianti e ricorsi. Non sono bastati gli ulteriori 500 mila euro spesi nel 2015 per le barriere idrauliche, né i fondi Pit 9 del 2019 per i monitoraggi. Le relazioni Asl e Ispra parlano chiaro. E che dire del sito “La Chianca”? Un capolavoro di miopia politica. Nato come centro di compostaggio per produrre combustibile da inviare al termovalorizzatore e quindi non idoneo allo stoccaggio, è stato trasformato in una vera e propria discarica dopo appena due anni. La Regione Puglia, incapace di gestire i flussi, decise di tamponare l’ennesima emergenza rifiuti penalizzando Manduria e i suoi abitanti. “La Chianca” è stracolma da una vita, già sopraelevata a dismisura e formalmente chiusa nel 2015 per esaurimento della capienza. Eppure la Regione, invece di trovare soluzioni alternative, ha continuato a insistere su siti ormai al collasso. Il prezzo più alto di questo scempio lo pagano i manduriani sulla propria pelle. A seconda di come soffia il vento, la città viene investita da miasmi nauseabondi che rendono l'aria letteralmente irrespirabile. C'è una preoccupante e tangibile insorgenza di patologie respiratorie, dermatologiche e tumorali. Nessuno ha ancora accertato ufficialmente il nesso di causalità, certo, ma il forte sospetto che tutto sia legato a questo inquinamento cronico è un urlo che sale da tutta la comunità. L'attuale amministrazione comunale non può più girarsi dall'altra parte, la lotta ai cattivi odori e la gestione degli impianti di rifiuti devono diventare la priorità assoluta, senza se e senza ma. E come immediato segnale di rispetto per la dignità dei cittadini, si proceda subito a tagliare la Tari, poiché è inaccettabile pretendere il pagamento integrale da chi sta subendo il peso fisico, sanitario e ambientale di questa emergenza permanente.
Gianluca Ceresio




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