L’abbazia dei Benedettini crolla. E Voi vi girate dall'altra parte

Chi deve intervenire? È la domanda che residenti e cittadini si pongono da anni, mentre l’antica abbazia continua a perdere pezzi. Il monastero dei Padri Benedettini d’Aversa, in piazza San Pietro, all’ingresso della località, è in condizioni di grave degrado e sempre più esposto al rischio di crollo. Nei giorni scorsi, le avversità atmosferiche hanno provocato il distacco di nuovi frammenti dal vertice laterale affacciato sulla piazza. Un ulteriore segnale dell’urgenza di intervenire. Secondo le verifiche svolte negli anni scorsi dal Comune di Manduria, l’immobile appartiene a quattro soggetti: la Diocesi di Oria e tre privati residenti a Manduria, Latiano e Acquasparta. La proprietà condivisa ha reso difficile individuare responsabilità e competenze, ma non può giustificare il protrarsi dell’abbandono. L’allarme non è nuovo. Circa quindici anni fa, dopo il crollo di un’ampia porzione della parete laterale, il Comune diffidò la Curia di Oria, concedendole 60 giorni per mettere almeno in sicurezza l’edificio. Anche allora, però, non seguì alcun intervento risolutivo. Nel 2007 la Curia aveva ottenuto dal Comune la licenza n. 96 per lavori di consolidamento e restauro, mai avviati per mancanza di fondi. Negli anni sono stati effettuati sopralluoghi e presentate segnalazioni. Il 20 maggio 2016, vigili del fuoco, polizia locale e tecnici comunali documentarono il rischio di crollo e il grave degrado igienico-sanitario dell’area. L’unica misura adottata è stata la recinzione, oggi in parte divelta. Due anni fa alcuni residenti hanno chiesto al Comune e alla Soprintendenza di intervenire, senza ottenere risultati. Ora chiedono al sindaco di Manduria, Domenico Sammarco, di affrontare la vicenda e valutare tutte le opzioni, dal recupero alla demolizione. L’abbazia, infatti, non è soltanto un edificio pericolante ma diviene anche un pessimo biglietto da visita per una località che l’amministrazione intende rilanciare sul piano turistico. Il tempo, intanto, riduce le possibilità di recupero. Secondo alcuni esperti, nelle condizioni attuali la demolizione potrebbe essere l’unica soluzione. Prima di arrivare a una decisione, i residenti chiedono che il sindaco coinvolga la Soprintendenza per una valutazione tecnica approfondita e convochi i quattro proprietari, affinché ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Se i proprietari non intervenissero, il Comune dovrebbe valutare le iniziative possibili in qualità di autorità locale. L’abbazia non può più aspettare, servono una decisione e un intervento concreto. Ogni ulteriore rinvio lascia l’edificio in balìa del degrado e avvicina il rischio di perderlo definitivamente.
Gianluca Ceresio




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