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Il PUG di Manduria alla deriva: il gioco dello scaricabarile

Redazione
6 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min
La rotta smarrita tra le colpe concrete e finzioni dei colpevoli senza macchia.
La rotta smarrita tra le colpe concrete e finzioni dei colpevoli senza macchia.

Esistono percorsi amministrativi che sembrano non trovare mai pace, arenandosi costantemente nelle sabbie mobili delle scelte passate. È questo il filo conduttore dell'analisi firmata dall'ingegner Agostino Capogrosso, già consigliere comunale di Manduria. Con un intervento dai toni istituzionali ma di grande fermezza, Capogrosso riaccende i riflettori sul dibattito cittadino riguardo al PUG (Piano Urbanistico Generale). La vicenda del Piano Urbanistico di Manduria ha i contorni di un'infinita odissea burocratica. Il primo tassello risale al 22 luglio 2020, data in cui la Commissione Straordinaria procedette alla prima pubblicazione dello strumento urbanistico. Da allora, la comunità attende un traguardo che continua a somigliare a un miraggio. Oggi, di fronte alle recenti prescrizioni degli uffici regionali e al rammarico espresso pubblicamente per le difficoltà d'approvazione, l'ex consigliere denuncia una "narrazione di comodo": un copione volto a far passare ritardi e ostacoli tecnici come semplici incidenti di percorso o fatalità imprevedibili. La realtà dei fatti, ricorda Capogrosso, racconta una storia ben diversa, fatta di responsabilità precise e ruoli istituzionali ben definiti. Chi oggi si stupisce dei rilievi e dei paletti imposti dalla Regione è lo stesso attore politico che, ieri, ha preteso con forza e determinazione di guidare la Commissione Urbanistica. Quell'organismo strategico e nevralgico aveva il compito istituzionale di vagliare, correggere e approvare ogni singolo passaggio e dettaglio tecnico del Piano. Nulla, dunque, può dirsi avvenuto a "insaputa" della guida politica: ogni scelta strategica reca l'avallo diretto di chi ha voluto recitare un ruolo da protagonista nella genesi del documento. "Indossare oggi le vesti dell'amministratore sorpreso, o peggio della vittima sacrificale di diktat regionali calati dall'alto – rimarca Capogrosso -  rappresenta un paradosso politico ed etico evidente. Si fa presto a denunciare la complessità dell'approdo quando si è pilotata, votata e condivisa quella rotta centimetro dopo centimetro".  L'iter formale ha vissuto il suo snodo cruciale durante il consiglio comunale del 21 luglio 2025, suggellato dai soli voti della maggioranza. Subito dopo, il documento è stato trasmesso al vaglio della Regione Puglia, dove tuttavia sono emerse prescrizioni stringenti che minacciano di paralizzare nuovamente la macchina amministrativa. Di fronte a questo stallo, l'intervento di Capogrosso smaschera una "posticcia sorpresa" che non convince più gli osservatori più attenti. Nel frattempo, lo strumento di pianificazione più importante per il futuro economico, sociale e territoriale della città continua a fluttuare nell'incertezza, ostaggio di un'attesa logorante che Manduria subisce ormai da troppo tempo.

Gianluca Ceresio

 

 
 
 

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