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Il cappio delle strisce blu, quando la sosta a pagamento penalizza cittadini e commercio

Redazione
10 ott
Tempo di lettura: 3 min

Negli ultimi tempi a Manduria, anziché a una revisione adeguata come annunciato in campagna elettorale dal sindaco Domenico Sammarco, si assiste a una progressiva e preoccupante proliferazione delle strisce blu nelle aree centrali e nei principali distretti commerciali della città. Una misura che dovrebbe servire a regolamentare il traffico e favorire la rotazione dei parcheggi rischia, nei fatti, di trasformarsi in un vero e proprio pedaggio urbano, con conseguenze negative per i cittadini, i residenti e le attività commerciali di vicinato. È legittimo chiedersi se questa politica sia davvero orientata a migliorare la vivibilità urbana o se, al contrario, finisca per rappresentare un ulteriore aggravio economico per chi ogni giorno vive, lavora e frequenta il centro cittadino. Mentre ci si chiede dove siano le strisce bianche previste dal CdS, il problema non è soltanto il costo della sosta, ma l'effetto complessivo che esso produce sulle abitudini delle persone e sull'economia locale. Facciamo un esempio concreto: se un caffè al bar costa 1,20 euro, aggiungendo il costo del parcheggio la spesa può facilmente arrivare a 1,70 euro o anche oltre. Una differenza apparentemente modesta, ma significativa quando si ripete quotidianamente. Lo stesso discorso vale per chi deve acquistare un giornale, fare una commissione veloce o fermarsi in un negozio per pochi minuti. A lungo andare, questi costi scoraggiano gli acquisti e inducono molte persone a preferire i grandi centri commerciali periferici, dove il parcheggio è generalmente gratuito e la permanenza non comporta ulteriori spese. Infatti, dieci minuti (quando previsti) sono spesso insufficienti persino per un acquisto rapido. In farmacia, ma anche al panificio o nel negozio di alimentari,  ad esempio, i tempi di attesa possono essere imprevedibili, soprattutto quando si tratta di ritirare medicinali o ricevere assistenza. Non è ragionevole che un'esigenza quotidiana possa trasformarsi in una spesa aggiuntiva o nel timore di ricevere una sanzione. Lo stesso vale per chi deve recarsi in banca, alle poste o presso gli uffici pubblici per adempiere a obblighi personali e burocratici che non possono essere rinviati. Pagare la sosta per svolgere queste attività può diventare un peso ulteriore, specialmente per anziani, pensionati, famiglie e persone con redditi limitati. A tutto questo si aggiunge una gestione delle sanzioni che, in alcuni casi, viene percepita come eccessivamente rigida. Può capitare di rischiare una multa mentre si sta ancora cercando la colonnina per acquistare il ticket. Il rispetto delle regole è doveroso, ma dovrebbe essere accompagnato da criteri ragionevoli, informazioni chiare e tempi che consentano agli automobilisti di regolarizzare la propria sosta senza essere immediatamente penalizzati. Il rischio è che le strisce blu, anziché favorire la mobilità e la disponibilità dei parcheggi, finiscano per allontanare potenziali clienti dai negozi di quartiere, già messi a dura prova dall'aumento dei costi e dalla concorrenza delle grandi catene commerciali. Un centro meno frequentato diventa inevitabilmente un centro meno vivo, con ripercussioni anche sulla socialità, sulla sicurezza percepita e sulla qualità della vita. Per queste ragioni, il sindaco Domenico Sammarco  e l'amministrazione comunale dovrebbero avviare una seria revisione della politica della sosta, ascoltando le associazioni di categoria, i residenti e i commercianti. Sarebbe opportuno estendere, dove possibile, i tempi di tolleranza gratuita, prevedere agevolazioni per le commissioni brevi e i servizi essenziali, rivedere le tariffe nelle zone commerciali e limitare l'ulteriore ampliamento delle aree a pagamento laddove non sia giustificato da reali esigenze di mobilità. La città non può essere amministrata soltanto attraverso tariffe e sanzioni. Deve essere un luogo accessibile, accogliente e capace di sostenere chi contribuisce ogni giorno alla sua vitalità economica e sociale. Regolare la sosta è necessario, ma farlo senza penalizzare cittadini e piccole attività commerciali è una responsabilità altrettanto importante. L'obiettivo non dovrebbe essere quello di far pagare sempre di più chi entra in città, bensì quello di renderla più vivibile, attrattiva e competitiva. Restituire spazio ai cittadini e respiro al commercio locale significa investire nel futuro della comunità. È dunque il momento di correggere una politica che rischia di ottenere l'effetto opposto a quello dichiarato e cioè non migliorando la città, ma svuotandola progressivamente della sua anima.

Gianluca Ceresio

 
 
 

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